rocciatori e ristohotel 2006
resto in tema di buon cibo e buon bere. è una tragedia superare abbondantemente i 30 anni, sembra che non si pensi ad altro che a vino e cibo, ma non è vero!
comunque, qualche settimana fa abbiamo celebrato l'incontro annuale dei rocciatori - come l'anno scorso.
la formazione è un po' diversa: al posto di frengi e ric abbiamo acquistato antonio e simone che si sono dimostrati da subito rocciatori doc, resistendo stoicamente ben oltre il dopo-cena.
quest'anno però abbiamo fatto i signori, approfittando di un'iniziativa poco pubblicizzata ma gastronomicamente interessante: ristohotel mon amour.
si tratta di una serie di cene organizzate in settimana tra settembre e novembre dai ristoranti degli hotel più "in" di torino (4 o 5 stelle).
l'obiettivo è promuovere le eccellenze gastronomiche del piemonte aprendo le cucine degli hotel al pubblico, stranamente poco propenso a considerare i ristoranti degli hotel come luoghi dove gustarsi una cenetta.
anche voi non ci avete mai pensato? tzè.
la cucina è rigorosamente piemontese ed ogni hotel ha preparato dei menu ad hoc per cui, se si è in possesso del preziosissimo volantino - pare non esista un sito web - si può decidere in base ai propri gusti ed alle proprie golosità: filetto di cervo o agnolotti del plin? risotto al barolo o finanziera? panzotti di mandorle e taleggio o gratin di castagne? [fame!]
il prezzo è fisso: 40 eurini… sì, anche a me è venuto un colpo, ma devo dire che ci stanno tutti.
bella l'idea di organizzare le cene in questi hotel esclusivi tra cui il golden palace, il turin palace, le méridien, il principi di piemonte, insomma, luoghi che difficilmente si frequentano.
il menu è fisso per ogni hotel e nella cena sono inclusi: aperitivo e stuzzichini, vino offerto da diverse cantine con mescita ad hoc per ogni piatto, dolce, caffè e grappa.
impressioni: ambiente molto formale e torino-bene o finto-bene con dress-code conseguente; mangiato benissimo (ah, il filetto di cervo!). il vino, della cantina Tamburnin, offriva una freisa niente-di-chè ed un buon monferrato rosso (o era il contrario?) ed i bicchieri sono sempre stati riempiti con solerzia.
da notare: il caffè solido della lavazza, una spuma di caffè davvero piacevole, ed il giro di grappe della distilleria f.lli manolo: quella al miele è notevole, quella alla camomilla sfiziosa.
avvertenza di vita vissuta: tra il vino e le grappe, il giorno dopo è bene non avere impegni di lavoro prima delle 10.00.
ultima cosa, molto meritevole e politically correct: alla fine del ciclo di cene verrà organizzato un pranzo preparato dagli chef di tutti gli alberghi e riservato a 150 anziani ospiti di case di riposo.
