due anni fa, in mondovisione, dal futurismo al futuro

due anni fa, più o meno a quest’ora, uscivo dallo stadio olimpico con ancora il costume ed il trucco addosso, completamente ubriaca di festa ed emozioni fortissime. il cuore a mille.
il 10 febbraio 2006, infatti, è stato il giorno della cerimonia di inaugurazione delle olimpiadi di torino.
dopo mesi di prove al freddo, ripetitive, con un coreagrafo completamente squinternato ed altri 60 raffazzonati guerrieri, la grande serata è davanti a noi. siamo nel segmento dal futurismo al futuro (e quale se no?). roberto bolle, arrivo!
questa è una piccola cronaca di quella serata, che due anni fa non sono riuscita a raccontare.
lavoro, esco alle 12.00 e dopo 2 ore di controlli agli ennemila cazzo di ingressi&controlli&pass&metaldetector (anche stavolta m’hanno beccato e requisito la fotocamera!) entro nel compound dei figuranti. sarà una giornata lunghissima.
mi ritrovo in una dimensione folle, da alice nel paese delle meraviglie: gente vestita nei modi più assurdi, pattinatori, dame del 700, ballerine, sbandieratori, giocolieri, contorsionisti, vecchietti, vigilanza, gente che urla nel megafono, sarte, truccatrici, parrucchieri, code per ritirare la radio, per il trucco, per il controllo vestiti, per il panino, per il bagno: è la prima volta che siamo "tutti" insieme. tutti i segmenti della cerimonia: siamo tantissimi, diversi, colorati e con l’adrenalina a palla.
mi infilo nei camerini del mio segmento per recuperare tracce di realtà.
cominciamo la routine e ripetiamo tutti i passi più volte sotto lo sguardo delle aiutanti di quel fuori-di-testa di enzo. nella foga delle prove uno del mio gruppetto sbaglia il calcione e spacca il naso a quello di fronte a lui: addio cerimonia. penso che per una cosa così avrei potuto uccidere l’incauto karateca, alla faccia dello spirito olimpico. comunque smetto di fare le prove, si sa mai.
ed ecco il via ufficiale per noi guerrieri e per le ballerine: cominciamo la vestizione dei costumi, abbiamo bisogno delle sarte per infilare e chiudere il tutto, ma è troppo presto per intrappolarci nella tuta come vorrebbero, e poi come si va al bagno? troviamo un compromesso e passiamo al trucco&capello, un numeroso gruppo che sembrava appena uscito dal vizietto ci concia in modo da renderci assolutamente irriconoscibili a noi stessi.
intanto comincia la cerimonia. lo sentiamo dalle urla che arrivano dallo stadio di fronte. accendiamo il 14 pollici gentilmente offerto dall’organizzazione (mannaggialoro, che ragni!).
nel corridoio di ingresso del compound si forma spontaneamente un comitato di saluto/accoglienza per i gruppi che escono verso lo stadio e per quelli che rientrano dopo la propria perfomance: si entra e si esce tra due ali di folla che saluta, incita, incoraggia, urla, si complimenta, applaude, fa la ola… siamo felici e ci sentiamo privilegiati, forti, speciali.
"dal futurismo al futuro: prepararsi ad uscire!". dopo ore di attesa e di preparazione, arriva la chiamata via megafono anche per noi: mi blindano nel costume, passo il controllo trucco, accendo l’auricolare: tutto ok!
mi buttano addosso una coperta - inutile, l’adrenalina è a mille e non sentirei neanche una martellata sulle gengive - mi inquadro nel mio sotto-segmento e parto.
ci avviamo fuori dal compound manco fossimo la nazionale di calcio che va a giocarsi la finale di coppa del mondo, incrociamo il gruppo del saltatore con gli sci che rientra festante e vai di cinque e in bocca al lupo e urla liberatorie.
attraversiamo via filadelfia e ci dividiamo in tre gruppi. il mio si posiziona fuori dalla curva dove si trova il braciere ancora spento. è presto e ci fanno aspettare un po’, dalle grate su corso agnelli si affacciano moltissime persone che attendono per strada l’accensione del braciere. ci squadrano, ci salutano, ci chiedono informazioni. che strana sensazione.
sbircio la ferrari, posteggiata lì vicino, che farà il suo ingresso dopo di noi.
arriva l’allerta in cuffia e saliamo al secondo anello verso la rampa da dove partiremo di corsa verso il palco.
e cerca di non scivolare, mi ripeto… una figura di merda amplificata proprio no, eh. vietato.
sento un boato: sta sfilando la squadra italiana. non me la voglio perdere così sguscio tra due mastini in divisa e scappo rapidissima tra gli spettatori, ma mi placcano in fretta (sono parecchio riconoscibile in effetti) e mi ributtano fuori.
conosco a memoria i tempi. ci siamo quasi.
il medioevo, il rinascimento, la nascita di venere, il sole e luna… l’avanguardia.
comincia la techno e roberto bolle e forme uniche della continuità nello spazio. aiuto.
escono le ballerine, ci siamo vicinissimi. cazzocazzocazzocazzo.
mi metto in fila, controllo il guerriero davanti e quello dietro: sono nel punto giusto. okkei. calma.
sbircio gli spettatori, tutti con mantellina bianca e campanaccio, felici e urlanti. quelli sopra le rampe - da cui tra pochi secondi scenderemo a rotta di collo - ci intravedono e cominciano a tifare per noi. cioè: tifano per noi!!!
nell’auricolare arriva il "forza ragazzi" del coreagrafo. attacca subito: eeeeeeee uno eddue ettre equattro.
il ragazzo davanti a me parte.
per una frazione di secondo sospendo il tempo e mi guardo intorno: lo stadio, gli spalti, gli atleti, le luci, i cerchi olimpici.
comincio a correre.
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il video "dal futurismo al futuro"
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Piccola gallery fotografica





on Febbraio 14th, 2008 at 00:37
che bello questo racconto, mi porta dritto indietro a quella notte maggica.. quando ero fedele scorta degli atleti finnici! ti ho anche visto dagli spalti, e seguito le tue evoluzioni con una certa trepidazione!