
ho passato il week end scorso in viaggio, letteralmente: torino-sanremo in auto, sanremo-calvi in barca (circa 16 ore, arrivati in tempo per italia ucraina!), calvi-ile rousse in trenino (vd foto), ile rousse-nizza in traghetto, nizza-xxmiglia e xxmiglia-sanremo in treno, sanremo-torino in auto. partenza da torino giovedì sera alle 22.30, rientro a torino sabato notte.
qual è il punto? il punto è che non è stato per nulla stressante, anzi.
il punto è stato riscoprire l'idea del viaggio, il movimento come fine e non come mezzo, la lentezza del muoversi con zaino e sandali non costretti all'ottimizzazione del tempo/risultato a tutti i costi, il partire con i ritmi imposti dal mare e dal meteo (e dagli orari delle fs!) e non solo dalla personale tabella di marcia che organizza il tempo in compartimenti stagni. banale a dirsi, ma grandioso da ri-scoprire.
tra l'altro, splendida traversata con - all'inizio - un nebbione che mi ha fatto pensare all'attraversamento dello stige e che si è dissolto giusto in tempo per farci gustare l'alba, l'avvistamento di una balena (!), di tantissimi delfini e di un gruppo di globicefali - sì, ho anche imparato a riconoscerli grazie a marta, skipper di didisi e biologa marina fondatrice di sealand.
momento clou: un simpatico globicefalo proprio mentre passava a fianco alla barca, così vicino che avrei potuto toccarlo, mi ha fatto la doccia con il soffione … per non parlare del gruppone di delfini che sembravano fare jogging: tutto il branco a saltare sul mare piatto verso chissà dove.
insomma, un post per esaltare le partenze improvvise, l'adesione a ritmi e obiettivi più vaghi e sani e l'uscita dagli schemi di efficenza/produttività/fretta che rischiano di avere troppo peso, persino in vacanza.