uno a testa
questo libro parte da un'idea originale ed ha dalla sua almeno un paio di intuizioni davvero interessanti.
è questo che mi ha convinto a comprarlo e a leggerlo di corsa, insieme al fatto che si inserisce in quel filone tra la fantascienza prossima e la critica sociale che tanto mi piace.
l'autrice è una giovane torinese - Michela Volante - che aveva già pubblicato in forma di romanzo la sua tesi di laurea su Petronilla Paolini Massimi (domani andrò sposa, sempre per frassinelli).
originale l'idea del proiettile a testa: uno per ogni cittadino della repubblica commerciale, da usare contro chiunque (con pochi, ridicoli vincoli) senza conseguenze penali [qui il testo della legge]. una valvola di sfogo populista alla voglia di rivincita che può nascere dalle piccole meschinità e frustrazioni di ognuno di noi.
originale il modo in cui sono rese le motivazioni politiche della legge (creazione di nuovi posti di lavoro, valvola di sfogo sociale, mantenimento della quiete pubblica).
ben congegnati lo sviluppo del paradosso post-legge, l'analisi delle conseguenze e dell'impatto sulla vita e le abitudini dei cittadini, la possibile soluzione al nuovo stato delle cose.
l'omicidio legalizzato scopre poi un mondo sconcertante ed esilerante: i professori non bocciano più per paura di essere giustiziati dagli allievi, in macchina nessuno osa più suonare o innervosirsi per paura che il vicino di coda lo freddi al volo. chiunque può vendicarsi per qualsiasi futile motivo… quindi the new way of life è la ricerca dell'invisibiltà, del non contatto.
insomma, con tutte queste belle premesse spese nella prima parte, uno ha tutte le ragioni di crearsi delle aspettative!
e invece da metà in poi comincia la discesa.
i personaggi non riescono ad essere convincenti e mancano di spessore. troppo spesso il loro agire non è supportato da nulla che non sembri un impulso del momento, slegato dal contesto. anche la trama soffre un bel po', soprattutto per un finale che sembra buttato giù in fretta e furia, tanto per chiudere.
mi sembra insomma che il romanzo funzioni nell'ambientazione, nell'analisi di cause-effetti, nel raccontare i piccoli flash sulle reazioni della ggente. poi però, quando scende nel particolare del racconto dei protagonisti, si perde.
quando l'ho finito, ho pensato: peccato! che spreco…
la mia impressione è che abbiano giocato un brutto scherzo la fretta e l'inesperienza, ma di solito a queste cose dovrebbero fare attenzione gli editor, o no?
in sostanza, non so se consigliarlo, ma potete leggere i primi tre capitoli qui e decidere da voi.
ultima cosa: non mi stupirei se ne facessero un film. il ritmo è buono e la storia si presterebbe bene al video.

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